Uno sguardo ai dati di Spotify

Un fisico delle particelle. Uno psicologo sociale. Un musicista che si è trasformato in un neuroscienziato computazionale. Che ci fanno insieme persone dai background così diversi in Spotify? Si impegnano a comprendere le persone attraverso la musica, una ricerca che è diventata parte fondamentale della missione di Spotify. La teoria è che grazie allo streaming l’ascolto di musica sia qualcosa di così emozionale, universale e personale, che può dare informazioni più profonde rispetto a quelle ottenibili dalla fruizione di altri contenuti, come quelli video.

“Sono poche le forme di contenuti così brevi e rapidi, che le persone consumano in maniera ripetitiva”, afferma Clay Gibson, product owner. “E dato che ognuno di noi ha gusti musicali diversi, ciò che si ascolta è indissolubilmente legato a quale tipo di persona si è, a come ci si sente, a dove si è stati e a quali esperienze si sono vissute. Visto che la gente utilizza Spotify nel corso di tutta la giornata, abbiamo un’ampia finestra di osservazione per cominciare a comprendere queste cose.”

L’iniziativa è cominciata nel gennaio 2016, quando il VP of data di Spotify, Adam Bly, ha compreso che un nuovo approccio per studiare i dati di Spotify avrebbe potuto fornire una visione realmente olistica di chi effettivamente sono queste persone. Da qui, un team di ricercatori ha cominciato a effettuare le analisi, che sono partite dall’identificazione degli attributi unici relativi ai consumi musicali, che avrebbero usato per osservare i dati. Finora si sono concentrati su tre dimensioni: Scoperta, Varietà e Tendenza, che misurano rispettivamente quanto le persone cercano musica sconosciuta, il range di musica che ascoltano e quanto curano attivamente il loro ascolto. Il team ne sta sviluppando anche molte altre e si sta preparando a redigere un documento per dimostrare le prime scoperte. Bly esporrà i primi dati al pubblico del Festival internazionale della creatività dei Leoni di Cannes.

“Stiamo creando metriche che descrivano gli utenti, in modo da poterli usare per prevedere questi comportamenti anche al di fuori dell’app”, afferma Gibson. “Conoscendo i valori Tendenza, Varietà e Scoperta, sappiamo anche se è introversa o estroversa? Sappiamo se le piacciono i gatti? O i film horror? O i videogames?”

I ricercatori di Spotify Ian Anderson, Clay Gibson, Scott Wolf e Oguz Semerci illustrano le loro conclusioni.

Nonostante i loro background, così profondamente scientifici, i ricercatori affermano che i dati di Spotify sono straordinariamente ricchi. “Nel corso di una ricerca psicologica tradizionale gli intervistati devono rispondere con un punteggio da uno a cinque a una serie di domande e dalle risposte fornite si cerca di estrapolare una sorta di verità universale sul campione”, spiega il ricercatore scientifico Scott Wolf, che prima di partecipare a questo progetto si è occupato di previsione della personalità. “Attraverso i dati raccolti tramite Spotify, riusciamo a seguire il comportamento spontaneo degli utenti, nella propria quotidianità. Non sanno di essere osservati, quindi non cercano di presentarsi come qualcosa che non sono. In questo modo riusciamo ad avere un’immagine più realistica degli individui, non quella che vorrebbero far vedere agli altri.”

Per Alice Wang, che è entrata nel team a maggio, usare la scienza per prevedere i comportamenti non è di certo una novità. Per anni ha infatti studiato gli stessi tratti del cervello dei topi all’interno di un labirinto virtuale e prima ancora ha fatto parte del gruppo art-rock Ava Luna come violinista. Un background estremamente variegato, perfetto per questo nuovo incarico.

“La musica è una delle poche attività della nostra vita che ci fa utilizzare tutte le parti del cervello: emotiva, fisica e cognitiva, contemporaneamente”, afferma Wang. “Di base, ritengo che i gusti musicali delle persone forniscano una finestra da cui poter sbirciare all’interno della loro anima.”

Cosa significa questo per i brand? Stiamo studiando il significato di queste particolari abitudini di streaming e quello che ci possono rivelare sul comportamento offline dei consumatori, oltre che sulla percezione dei brand. Non vediamo l’ora di poter divulgare le prime scoperte. Iscriviti qui per ricevere gli aggiornamenti sulle nostre ultime notizie e sugli approfondimenti da Spotify for Brands.

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